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Viticoltura meccanizzata: l’esperienza del Veneto

 Una regione che ha ristrutturato i propri vigneti, conciliando la tradizione con la necessità di abbattere i costi, in particolare quelli di raccolta e potatura.

Nel 1993, fu organizzata una visita guidata nella pianura veneta per vedere come si stava muovendo un gruppo di giovani agronomi che, dopo aver approfondito le proprie conoscenze sulla meccanizzazione del vigneto proprio in Emilia-Romagna, aveva intrapreso un’importante azione di rinnovamento della viticoltura veneta. A distanza di sei anni, nel corso dell’ultima vendemmia, è stata organizzata nuovamente una visita guidata in Veneto per cercare di apprezzare i risultati della fase di cambiamento e di evoluzione delle modalità di gestione della vite nel passaggio alla meccanizzazione integrale. All’inizio degli anni ’90, la sempre maggiore difficoltà a reperire manodopera, l’aumento del costo della stessa e, di conseguenza, l’onerosità dei cantieri per la vendemmia (l’operazione che richiede il monte ore di lavoro più elevato dell’intero ciclo colturale della vite), unitamente ad un ribasso del prezzo delle uve, fecero intravedere nella meccanizzazione della raccolta la sola possibilità per mantenere redditiva la viticoltura. Durante la visita del 1993 si erano potuti osservare i primi provvedimenti messi in atto in tal senso secondo le indicazioni degli agronomi del gruppo “Progettonatura”: in primo luogo si era cercato di convertire alla raccolta meccanica vigneti ancora giovani che necessitavano di interventi ridotti, come la costituzione di un cordone permanente (da Capovolto a Casarsa), il passaggio dal Silvoz al Casarsa (talora con speroni molto corti) e al Cordone libero e, soprattutto, il ribasso della palificazione entro i 2,5 metri. Nel frattempo, presso i viticoltori più “illuminati”, gli agronomi avevano iniziato ad allestire vigneti nuovi ,appositamente impostati per la meccanizzazione di tutte le principali operazioni colturali. Una scelta obbligata Una scelta obbligata Oggi la viticoltura della pianura veneta ha decisamente cambiato fisionomia. Infatti, se si escludono le aziende Viticoltura meccanizzata: l’esperienza del Veneto Tecnica in campo più piccole ancora a conduzione familiare, è facile incontrare vigneti di recente impianto allevati a GDC (foto 1), Cordone libero e Casarsa rigorosamente inerbiti e con caratteristiche strutturali che li rendono adatti alla meccanizzazione.


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